Arrivano gli uomini e scappano gli animali. Gli uccelli sono uno dei casi-simbolo di questo fenomeno, come dimostra la “lista rossa” delle specie avicole stilata nel 1998 in Germania: il 55% delle specie è minacciato e i migratori lo sono in percentuale maggiore rispetto agli stanziali. Gli uccelli migratori, infatti, rischiano più degli altri perché si spostano dai quartieri di svernamento a quelli di riproduzione. Come spiegare, allora, il ritorno in massa di alcuni uccelli migratori un tempo scomparsi in aree popolate e industrializzate come quelle del Nord Italia? Ecco cosa è successo al cormorano e alla cicogna, due dei tanti protagonisti di questo fenomeno.
Torino, periferia Nord-Est, fiume Po, parco della confluenza con la Stura. Il mese di ottobre volge al termine e già da qualche giorno sagome nere dal volo rapido e vigoroso, con becco e collo protesi in avanti, sfrecciano a pelo d’acqua. Sono i cormorani o corvi marini, uccelli dal caratteristico piumaggio nero lucente che ricorda quello dei corvi. Dopo un viaggio di quasi duemila chilometri possono finalmente ricomporre la loro vociante colonia di quasi mille individui. Le avverse condizioni climatiche nel loro sito d’origine (Danimarca e Paesi Bassi), il cibo ormai scarso e difficile da raggiungere sotto la superficie ghiacciata dei corsi d’acqua, li hanno spinti a intraprendere il massacrante volo lungo le autostrade del cielo. Con lo sbarramento del ponte-diga “del Pascolo”, lo specchio d’acqua alla confluenza del Po con la Stura assume dall’alto l’aspetto di un vero e proprio lago, esercitando oggi un richiamo irresistibile per questi uccelli.

A partire dagli anni Ottanta i cormorani sono ricomparsi prima in Europa e poi in Italia, dopo un periodo buio in cui hanno rischiato l’estinzione. Prima di tornare a essere specie protetta, venivano abbattuti a fucilate dalle barche e migliaia delle loro uova distrutte. Purtroppo però l’abilità di pescatore del corvo marino gli sta procurando ancora oggi non pochi problemi: l’accusa è di distruggere tonnellate di pesce, elemento principale della sua dieta, compromettendo il bilancio degli allevamenti ittici. Da quando è ricomparso, nonostante una legge ne proibisca la caccia, il cormorano subisce abitualmente massicci abbattimenti. Ma è proprio vero che il cormorano è un “predone” e che come tale va condannato? Secondo una ricerca svolta sulle acque torinesi sembrerebbe di no. I cormorani si disperdono su un’area molto estesa e quindi la “pressione” esercitata sui corsi d’acqua locali viene di fatto diluita. In più i pesci predati sono abbondanti e costituiscono solo una piccola percentuale del popolamento ittico totale.
Alla luce di questo emerge l'importanza di diffondere maggiori informazioni sulle reali abitudini e consistenze della specie, in modo da evitare fenomeni di bracconaggio insensati. Nei casi più critici si potrebbero tentare azioni pianificate con gli ornitologi, ad esempio azioni di disturbo presso i dormitori più affollati per facilitare la dispersione dei gruppi di cormorani su vaste aree, o la …vasche di pesce poco pregiato per distogliere la loro attenzione dalle specie protette. Piccoli accorgimenti per non assistere di nuovo alla scomparsa del vorace pescatore nero dai nostri cieli.
Silvia Fabiole Nicoletto e Laura Somà

Protagonista di molte leggende, da sempre simbolo di fortuna, benessere e fecondità, la cicogna bianca percorre migliaia di chilometri dall'Africa all'Europa per nidificare sui comignoli delle nostre case. La sua storia è lunga e ricca di difficoltà quasi quanto il viaggio che ogni anno compie per potersi riprodurre. Qualcuno però sembra aiutarla. È il Centro Cicogne e Anatidi di Racconigi (CN) che, dal 1985, si occupa della reintroduzione della cicogna bianca in Italia. Ma non solo. Obiettivi principali sono l'educazione al rispetto della natura e alla salvaguardia degli habitat naturali, e la conoscenza di questo migratore rappresenta un ottimo punto di partenza.

Il progetto di Racconigi è nato 18 anni fa dalla collaborazione tra la LIPU e l'ornitologo Bruno Vaschetti. Tutto ha avuto inizio grazie a 10 cicogne donate dal Centro svizzero di Altreu, da molti anni impegnato positivamente nel recupero di questi trampolieri. Il programma prevede di abituare alcune coppie a nidificare nel Centro in modo da attrarre altri esemplari di passaggio durante la migrazione. Ogni accoppiamento genera fino a 5 piccoli, ma solo i primi possono essere allevati dai genitori; gli altri vengono quindi cresciuti in cattività per alcuni anni e poi liberati. Questa tecnica sembra funzionare. Sono già molte, infatti, le coppie miste formate da esemplari allevati in voliera e selvatici. Un piccolo passo è stato compiuto, ma i problemi sono ancora molti. Primi tra tutti il bracconaggio e la caccia. Ogni anno moltissimi esemplari vengono abbattuti da colpi d'arma da fuoco, ma l'aspetto più drammatico è la ragione per cui ciò accade: l’ignoranza naturalistica. Infatti cacciatori e bracconieri spesso non riconoscono questo uccello pensando che si tratti di qualche strana specie esotica. E pensare che la cicogna bianca è una delle poche specie protette per legge fin dal 1939.

Andrea De Bortoli
11 giugno 2004